Su YouTube, il video poesia di Maria Pia Quintavalla, Movimento dell’immobilità. Il video è stato prodotto nel 1991, per la regia di Giorgio Longo con musiche di Flavio Marelli, ottenendo due vittorie consecutive al premio internazione Nosside, qualificandosi a pari merito con Paolo Pietrangeli e Peter Greenaway. Movimento dell’immobilità è stato scritto, riporta l’autrice, «citando Yves Bonnefoy, come esperienza limite di una transizione tra più stati della vita: età e luoghi, per indirizzare un certo lutto dell’adolescenza arrabbiata, che voleva nuove forme. In questo video appare il gesto di chi scrive, la sua voce che recita, i luoghi e le immagini create per interazione, tra immaginario e oggetti quotidiani, oltre alla musica. Compaiono carrellate sui libri e sulle foto d’infanzia, il viaggio a Tubinga alla torre di Hölderlin, le passeggiate nei boschi di Carrega nel parmense: fu girato come un pellegrinaggio interiore, poco dopo il gennaio 1991, anno in cui scoppiava la prima Guerra del Golfo, esperienza di guerra conosciuta in veste massicciamente spettacolarizzata dai media, in una serie di orrifiche dirette, 24 ore su 24».
Movimento dell’immobilità – di Maria Pia Quintavalla
Marzo 15, 2007 · 12 Commenti
Categorie: letture · segnalazioni
12 risposte finora ↓
Berto Piandelli // Marzo 15, 2007 a 8:13 am |
Ottima segnalazione. Questo video, come ho letto in un commento della stessa Quintavalla, ha così potuto tornare alla superficie dopo anni di “oblio”.
So di un altro video, credo sempre per la regia di Giorgio Longo, basato sulla raccolta “Le Moradas”, uscitA anni fa per Empiria: sarebbe bello accadesse la stessa cosa.
mariapia // Marzo 15, 2007 a 5:48 pm |
Grazie della segnalazione.
Anche per me, è stata un’emozione rivedere tempi e luoghi di un altro tempo, sempre interno a noi, ma chissà come, essi ruotano, perché grazie alla poesia si genera appunto una sorta di immobilità nel movimento, che qui è invocata; anche perché gli eventi di una mondializzazione di guerra e dell’ informazione everywhere, assestavano il primo di una lunga serie di colpi all’immaginario collettivo (si diceva così, vero?)attraverso il bombardamento mediatico continuo.
E cieli e cieli, e bombe , commentava un giornalista in maniche di camice, per accostare le nostra bocche all’orrore, addomesticare alla morte in diretta, l’assuefazione insomma.
Fenomeno, a cui ad esempio, le immagini del ‘77, ben citate d a G.R.Manzoni, si sottraggono, quel periodo fu stravolto e capovolto, ma non tramutato in immagine continua. La criminalizzazione scelse altre vie, ben più dirette. Ma non entro qui, e subito, nel merito, che è pagina di storia(e di storia di guerra civile italiana fondamentale per capire il presente!)
Bene, per sottrarmi a quella depressione indotta, famiglie che svuotavano i supermercati per fare scorte, idea del nemico da distruggere, anticipi di pulizia etnica che vennero, (con quella jugoslava ad es.),come stessimo per essere presi di mira, ragionamento arcaico, ma corretto, realistico, sedute notturne dove ci si illudeva di capire subito, bevendo le dirette mortuarie, agirono insieme, uno sconforto in noi, che doveva fare leva sul bisogno di ripristinare invece, per contrappasso, la memoria.
Quindi , quella vitale, dalle identità di vita(in Blade Runner, avere polaroid seriali sull’infanzia, era prova di umanità declassata dei replicanti), e allora viaggi a Tubinga, o nei boschi intorno a Parma, viaggi a piedi, perché “la passeggiata” ha una sua funzione che non può essere sostituita. (da Walser a Herzog)
Bé, la mia vena a narrare, e il piacere di parlare mi portano lontano, aspettiamo altri ancora,
magari sui dati tecnici; qui è tutto iniziale, arcaico quasi, ma inventato, proprio per questo.
Siamo prima del super tecnologico.
Il musicista è Flavio Marelli, il regista è Giorgio Longo, che all’epoca era ancora poeta e e regista.
La sinergia è dovuta al miracolo della poesia, credo. Ma non sono io a doverla interpretare. Grazie, però, davvero.
Maria Pia Quintavalla
marco guzzi // Marzo 16, 2007 a 8:55 am |
Bel video, carissima Maria Pia, ottima anche la regia di Giorgio Longo, che ho rivisto qualche giorno fa a Smerillo.
Ti lascio questi versi di Hoelderlin:
“Poveri, liberi, e felici,
come gli uccelli,
amano vivere i poeti”.
Con affetto
Marco Guzzi
Gian Ruggero Manzoni // Marzo 16, 2007 a 11:38 am |
Concordo con Marco. Complimenti.
maria pia // Marzo 16, 2007 a 2:02 pm |
Grazie agli amici cari.
Sono curiosa, cosa c’era a Smerillo?
MPIa Quintavalla
marco guzzi // Marzo 17, 2007 a 9:09 am |
Carissima, c’è stata una riunione tra amici in vista dell’ipotesi di una nuova rivista che parta da questo luogo magico…
Ciao
Marco
mariapia // Marzo 17, 2007 a 3:08 pm |
Bene, se il luogo è magico, anhe la poesia ne avrà beneficio. .
E’giusto un momento di fermenti vivissimi, e mi pare buono che il dibattito si allarghi, a cerchi.
Io andrò a Camaldoli, anche, a maggio.
Un saluto caro, daMPia
mariapia // Marzo 19, 2007 a 2:12 pm |
Bene, succedono cose strane: che i commenti mi arrivino sulla mail personale.
Uno, ad esempio mi dice che la musica non l’ha trovata adatta; un altro, che le sequenze di strofe eseguite in lettura, lentamente, ne acquistano sul testo (sono , tra l’altro testi dei primi due libri soltanto!). Credo che la spiegazione potrebbe esssere che , mentre a discutere sui testi siamo più o meno abituati, discutere anche per criticare, su un video, aumentando i linguaggi in sinergia, ci se senta più spiazzati, o altro.
Forse si tratta di abituarsi a considerarlo un prodotto artistico, come altri, e fruibile dai più.
Tra l’artigianale e le tecnologie applicate ad una specie di ipertesto, interdisciplinare.Ma in questo, certo, prevale l’amore della cosa girata a mano, più vicina ad un mini superotto, o a sinottici da leggersi ed udirsi, che a quadri separati. Chiederò al regista, ignaro, se vuole aggiungere informazioni sulla sua tecnica.
Maria Pia Quintavalla
giorgio longo // Marzo 19, 2007 a 7:11 pm |
Mi sento chiamato in causa come regista e poeta in questo dibattito: ricordo a tutti che il video risale al 1990 fa parte quindi dell’archeologia dei video, girato con una telecamera sony portatile che pesava sei chili, la prima video 8 della storia, il mixaggio è stato fatto manualmente in analogico con un mixer video Panasonic. Ma al di là della tecnica vorrei segnalare il tentativo molto sperimentale per quegli anni di ricostruire
con delle immagini il senso di una poetica sino ad allora lasciata solo alla scrittura.
mariapia // Marzo 19, 2007 a 9:31 pm |
Su quest’ultima affermazione di Giorgio Longo, che ringrazio di avere corrisposto al dibattito, credo si possa rilanciare, perchè è vero che la forte carica impressa a quel lavoro rimane proprio la capacità di mostrare una poetica (parola che incute soggezione in un autore), gli strumenti, le maschere, la materia prima e vivente: da spaccati, da immagini e vissuti, liberamente (ma qui acutamente e con esattezza di “verità”), rivisitati da un altro occhio.
Non oso ricordare cosa ci fosse dietro quel manualmente, è come ricordare davvero i primi passi della videopoesia, .. però ne siamo rimasti
convinti, e contenti, infine.
Come un lavoro di gruppo fra artisti può diventare, quando funziona.
Maria Pia Quintavalla
Antonio Fiori // Marzo 25, 2007 a 10:52 am |
Questo video, per me assolutamente pregevole se contestualizzato come qui si è precisato, da corpo alla materia da cui nasce la scrittura, il suo intimo rapporto con la quotidianità, con altre scritture (proprie e altrui) con i luoghi amati e ripercorsi. I miei complimenti a Maria Pia Quintavalla, a longo e Marelli.
Antonio
silvia salaro // Marzo 11, 2009 a 11:15 pm |
Buongiorno, sono un ex alunna del professor Marelli, mi piacerebbe poter vedere questo video ma su youtube è stato rimosso.
Se non è troppo chiederei l’e-mail del professore poichè mi piacerebbe contattarlo.
Grazie anticipatamente
Silvia Salaro