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Il tutto nel frammento – di Fabrizio Centofanti
Siamo abituati a relegarci ai margini della realtà, forse anche per i contraccolpi del processo di globalizzazione, che mette tutti nello stesso calderone con il risultato di togliere importanza a molti. la conseguenza è che perdiamo sempre più il senso della nostra consistenza, personale e comunitaria: viviamo in seconda o terza persona, come di riflesso, finendo col non prenderci sul serio e col considerarci comparse in uno spettacolo di cui non saremo mai protagonisti.
A questo punto è urgente innescare un processo contrario, in cui la nostra vita si accolga di nuovo come verità, al pari di tutti gli attori della storia umana: considerare che nel nostro frammento si trova il tutto, che in ogni dettaglio c’è il dna completo. Questo ridarebbe fiato alla nostra corsa che, in caso contrario, si ridurrebbe a una frenesia insensata.
Il discorso vale anche per la rete, la cui crescita esponenziale potrebbe circoscrivere nell’insignificanza molte voci che sembrano destinate all’oblio: bisogna ricuperare la coscienza del fatto che ogni espressione umana racchiude una dignità incalcolabile. Tale inversione di tendenza causerebbe anche una salutare rinascita della responsabilità personale e sociale, perché chi si rende finalmente conto del suo valore intrinseco non può accettare processi di degradazione e banalizzazione nella sua attività comunicativa. Il proliferare dei siti e dei blog in rete non sarebbe più un inutile dispendio di energie, ma una sinfonia di voci utili a dare un’immagine più adeguata dell’uomo e della donna contemporanei.
Su questa linea è necessario far crollare miti duri a morire: quello, ad esempio, di non meglio verificate età dell’oro, in cui le cose sarebbero state vere, giustificate, fondate: lo sono anche oggi, allo stesso livello; non c’è nessuna ragione di credere che il tempo presente debba essere declassato di fronte ad altre epoche del pensiero e dell’azione. Si tratta di riconquistare il “qui ed ora”, di riappropriarci della nostra originalità e unicità, di riprendere in mano la nostra vita.
Inutile ripetere il discorso dei motivi per cui l’assetto sociale occidentale tenta con ogni mezzo di ribadire l’insignificanza di persone e gruppi, fingendo una politica contraria di valorizzazione: il mercato vuole clienti docili che siano costretti a scelte obbligate. Ma è arrivato il momento di liberarci dalle catene e di gridare forte e chiara la nostra volontà di essere noi stessi individualmente e socialmente.
E’ evidente che il ruolo che la letteratura può giocare, in queste dinamiche, è essenziale, proprio perché affonda le radici in ciò che non è riducibile alla banalizzazione esistenziale. Scrittori e poeti hanno una vocazione insostituibile: quella di ricordarci che ogni gesto, parola, pensiero, in qualunque coordinata spazio-temporale, ha la possibilità di cambiare il mondo, di trasformarlo in qualcosa di migliore.
10 risposte finora ↓
Francesco // Giugno 2, 2007 a 7:16 pm |
Splendido articolo, splendida visione.
C’è purtroppo sempre un passato “migliore” del presente, e in questo irreale rimpianto perdiamo di vista ciò che potremmo donare, per arricchirla, come persone, a quest’età potenzialmente ricca di stimoli come nessun’altra.
C’è il “troppo”, però, a investirci, e per giunta lo fa con velocità sempre più sostenuta. Ci dicono che dovremmo occuparci in qualche modo della guerra a tremila chilometri di distanza, ci dicono che dovremmo interessarci in qualche modo dello scandalo rosa al di là dell’oceano, e noi lo facciamo. Senza pensare che non è questo l’arricchimento di noi come persone, come entità.
Della scrittura adoro questo: il ricordarci del qui e ora, e che è qui e ora che siamo, innanzitutto.
fabrizio // Giugno 2, 2007 a 10:55 pm |
grazie, Francesco. riscoprire l’autenticità diventa sempre più urgente. potremmo cominciare noi.
un caro saluto
fabrizio
Rina // Giugno 3, 2007 a 4:15 pm |
Anni fa mi fu affidato un incarico, che secondo me era ‘inconsistente’. Lo feci presente a chi di dovere, mi fu risposto che non esistono ruoli inutili, che tutto ha una sua funzione nella nostra società. Senza troppi entusiasmi proseguii.
..a tutt’oggi io e chi allora ci girava attorno lo ricordiamo per l’utilità.
Insomma apprezzare il poco, potrebbe rivelarsi un tesoro di risorse.
Un saluto caro
Franca Alaimo // Giugno 3, 2007 a 9:29 pm |
Caro Fabrizio,
è vero, tentano di ridurci a numeri, a pecore di un gregge guidao da un pastore senza amore, ma la resistenza di chi scrive non per ossequiare, ma per ricordare la stoffa unica e meravigliosa di cui ogni uomo è fatto, degna di ricpire il corpo infinito di Dio, non smetterà mai di esistere. La resistenza è il vero segno dell’amore per il mondo che non va abbandonato alla deriva, che non deve essere lasciato a sprofondare nel vano, la resitenza allo sgretolamento dei valori, aiuterà l’uomo aritrovare la via, come piccoli semi lascati per la via, che germoglieranno e fioriranno e daranno frutti e i frutti lasceranno semi e i semi germoglieranno, e così via, ancora ed ancora, sempre. Il cristiano sa vedere il mondo, ma sa anche oltrpassarlo con la fede. Grazie di essere un rappresentatnte della fede realisticamente
ottimista. Vi lasciola gioia, vi dò la mia gioia: queste parole di gesù sono il mio viatico. Franca
fabrizio // Giugno 4, 2007 a 10:17 am |
grazie a Rina e Franca. è bello che ci sia una convergenza su questioni così fondamentali. c’è speranza che qualcosa cambi, che le energie vengano finalmente liberate e che si superi l’impasse di un’insignificanza sempre più deprimente. vogliamo parlare di Second life?
un abbraccio
fabrizio
enricodelea // Giugno 5, 2007 a 2:19 pm |
condivido in pieno questo tuo intervento, eppure credo che, come in una poesia di Kavafis, ci si veda, spesso colpevolmente, in troppi come una sorta di assembramento acefalo di individui stanchi, sciolti da ogni legame sociale, forse legati solo dalla paura /attesa de “i barbari” (che in fondo sarebbero loro la soluzione, come canta il poeta neogreco) – un abbraccio
p.s. io non so se sono credente o no ( ma credo, che andando al fondo non ci sia reale diffrenza), ma mi piace tanto del cristiano quel – rivoluzionario – “ecco, ora faccio cose nuove”..
enricodelea // Giugno 5, 2007 a 2:20 pm |
che poi è rifar nuove le cose del mondo, rifare ex novo ogni giorno il mondo
fabrizio // Giugno 5, 2007 a 6:49 pm |
grazie, Enrico, anch’io sono per un rinnovamento radicale, contro ogni stanchezza.
un abbraccio a te.
fabrizio
angela // Ottobre 11, 2007 a 8:59 pm |
non si può andare avanti con l’intelletto,su di una macchina fredda e distaccata,alla fine ci si stanca .la macchina non da calore umano.
angelaesiste // Gennaio 9, 2008 a 5:04 pm |
Sono contenta di averti ritrovato…avevo cancellato il link e finalmente ho scoperto questa pagina. Credo nelle parole che rianimano la coscienza, la vita, l’unicità dello Spirito. A causa di questo, nel mio blog, scrivo e mi espongo e nel dire rischio…attraverso la scrittura, ho imparato ad esistere perchè la parola esigeva di trovare lo spazio e il luogo per incarnarsi…parlare, scrivere affinchè qualcosa accada… magari nell’invisibile…
angela